Il mare dai mille occhi danzava calmo, uguale, ineguale
(Ulisse e Penelope: l'odissea vista da Itaca)

Il poggio fiorito era sul mare e il mare dai mille occhi
danzava calmo... danzava calmo.

La donna, minuta e piacente, accarezzò la fronte dell' eroe
che dormiva e sorrise al ciuffo argenteo dei capelli
spettinati dal vento.

<<danzano come sul mare>> disse.

Poi si rivolse al cantore che sedeva lì accanto.

Fu lei, fu la donna, Penelope, a raccontare di Ulisse al cieco cantore.

Fu lei a tramandarne la storia, lei a dettare ad Omero.

Lei, per vent'anni regina, lei controcorrente.

L'eroe dormiva, assopito per il vino speziato: questo era il
suo volontario, quotidiano naufragio, quelle che poi
cantarono come Colonne d'Ercole.

La sua hybris e la barca che si inabissa.

Nel sogno la ricerca della forza perduta, nel sogno il
ritorno al timone, alla drizza, alla scotta, ma nella postura
il presagio della fine imminente di colui che più di ogni
altro fu vigile.

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Penelope raccontava e l'aedo era all'ascolto.
La storia si dipanava leggera dalle labbra di lei e l'aedo
vedeva, con la forza della mente il mare e le giornate eterne
del ricordo.
E l'immaginazione del cantore si univa alla Parola, i volti e
le cose prendevano forma di nuovo.

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[ ... ]

Sorrise il cantore quasi cieco. Non avrebbe dimenticato la donna e l'eroe.

Li avrebbe cantati.

Avrebbe cantato l'Ulisse ? che Penelope gli svelava.

<<Ulisse>> disse ancora Penelope nel lento scendere della
sera che allungava le ombre e portava dolcezza al mare
<<è, semplicemente ed esemplarmente, uomo. Lo era prima
di partire e ancor più dopo il nostos. Per questo voglio che
racconti con verità le sue imprese, perché Atena occhi-
azzurri, dea dell'intelligenza, si è compiaciuta in lui, lui che
ha onorato fino in fondo il senso dell'esistenza.>>

<<E quale sarebbe questo senso, se è lecito agli uomini
saperlo?>> chiese il cantore, fino ad allora in silenzio,
prima pensoso, ora curioso.

<<Amare e lottare... lasciare e tornare>> rispose serena
Penelope <<vivere fino in fondo sublimando nel pensiero le
azioni: questo è il senso della vita.>>

<<Non è stato rivelato altro a chi conobbe gli dei e ascoltò
le sirene?>> chiese Omero.

<<Altro non è lecito agli uomini sapere>> disse Penelope
<<e se Ulisse ascoltò altro, tuttavia non poté ricordarlo.>>

Tacquero qualche minuto, poi la donna riprese.

<<Questa fu la lezione, grande, delle sirene.

Ciò che sanno gli dei, solo dopo la morte è dato all'uomo di sapere.

Per questo le navi si infrangono sugli scogli.

Per questo le sirene cantano dolci e attirano verso le rocce crudeli.

La rivelazione suprema dischiude agli uomini le porte della morte.

Ulisse aggirò le sirene e la sorte: legato all'albero della
nave poté ascoltare senza andare a morire.

Ma solo un attimo durò la visione alla mente dischiusa.

Troppo grande è il mistero e la mente umana non lo può ritenere.

Ulisse visse, ma non poté ricordare.

Soltanto sa che ogni cosa ha un fine e tanto basta a lui che
lasciando Calipso scelse di vivere e morire. Scelse il ritorno.

Il mistero è qui, intorno a noi, sublime. Talvolta orrendo.

Solo per un attimo si schiude agli uomini il divino.

Tanto deve bastare.

A chi è fedele al proprio destino, a chi conserva affetti e
meraviglia nel cuore gli dei porteranno le risposte alla morte.>>

Taceva il cantore.

Taceva e pensava.

Poi, piano, parlò ancora Penelope
<<Ulisse ricorda lenta, inesorabile, la corrente e la voce
era dolcissima, come non è data ai mortali.

Diceva "Vieni, vieni tu che vuoi sapere chi sei e perché sei.
Qui c'è la risposta".>>

E il mare color d'argento danzava calmo con occhi di sfinge
e cantavan le sirene - brividi d'allarme lungo la pelle -

<<Ulisse ricorda la frenesia, tutti gli interrogativi della vita
che gli urgevano dentro la pelle, poi seppe e vide e svenne.

Non ricordò mai, né allora né poi.

Ma sa che verso la fine dolci erano le onde e seppe che
dolce è la morte e che tutto ha un senso.

Così anche dalle sirene ebbe un dono - dono grande e prezioso.

Vivi intensa la vita, godi del bello che ti danno gli dei e
quando la fine verrà saprai ogni cosa e ti sarà dolce sapere.>>

E il mare color del vino respirava calmo, respirava calmo.

[ ... ]