OPERE CON DIETER SCHLESAK

VIVETTA VALACCA - DIETER SCHLESAK

Tempo tempesta e le ferite dell’amore
e
La luce dell’anima

 

Vivetta Valacca e Dieter Schlesak composero il loro primo specchio poetico nel giugno 2007, intrecciando i loro versi nel dialogo Tempo tempesta e le ferite dell’amore.

Il testo è il canto di Orfeo ed Euridice e non nasceva dalla volontà di raccontare di nuovo il mito, forse la storia d’amore più bella mai scritta - una storia che sta agli albori della nostra stessa civiltà e del nostro sentire-cantare poetico - ma era mito rivissuto, che passava attraverso le loro convinzioni più profonde.

Non nasceva neppure dalla volontà di scrivere a due mani, ma dalla spontanea scrittura parallela di un cuore maschile e di un cuore femminile attraverso la quale i versi di entrambi trovavano reciproco compimento.

L’intreccio poetico era come nato da solo, così come deve nascere la vera Poesia, qualcosa che esce da noi come se avesse vita propria, pur essendo la nostra più vera essenza.

Così introdusse la lettura Dieter Schlesak:

(…)  l´amore nella poesia non è cieco, si apre questo simbolo bellissimo come un fiore: non devi mai voltarti per vedere solo la morte o vedere il tuo amore come spettro solo nel corpo. Perché il tuo amore, se è vero, crede nella risurrezione e  di rivedere la persona amata per sempre viva.  Perché l´amore è vita per sempre. E se non credi in questa verità, non ami davvero. L´amore apre l´anima verso questa sfera assoluta, è l´amata essenza stessa.

Le letture pubbliche al Castello Sannazzaro di Giarole Monferrato (27 ottobre 2007) e all’Excelsior Palace Hotel di Rapallo (26 aprile 2008) col loro successo di pubblico confermarono che la fedeltà degli autori al loro autentico sentire toccava gli animi degli ascoltatori.
Nasceva quindi il secondo dialogo poetico La luce dell’anima.

Questa volta i versi erano tutti nuovi, il dialogo non aveva più eletto a rappresentarlo parole scritte in precedenza, ma era un canto in cui, di giorno in giorno, si alternavamo le due voci.

Era anche libero da vincoli tematici, ma, in qualche modo, il percorso rispecchia il mito di Amore e Psiche, che era intenzione degli autori rivivere dopo quello di Orfeo ed Euridice.

L’Anima ha bisogno di Amore, bisogno di riunirsi al divino, dal quale si è allontanata precipitando sulla terra, e può ritrovarlo solo amando.

Questa l’introduzione alla lettura all’Excelsior Palace di Rapallo (3 maggio e 30 novembre 2008):

L’amore è mistero sacro e chiave di lettura della creazione.

In esso soltanto si può compiere il viaggio mediante il quale l’anima si ricongiunge al divino.

La porta della conoscenza si apre solo attraverso il miracolo di due esseri che aspirano ad essere uno.

Nell’amore avviene la redenzione del corpo, amato e scoperto nell’altro e con l’altro, che trova il suo senso nella tensione reciproca e nella completezza raggiunta nel trovarsi.

L’amore, può portare, nella reciproca vicinanza, ad un vero stato di ebbrezza – e sacre presso tutte le culture sono la vite e le piante che conducono a questo stadio superiore in cui si fondono gli opposti dell’ottundimento e dell’acuirsi delle percezioni- che introduce alla gioia pura, tale da provocare inevitabili ricadute nello sfinimento fisico e nella tristezza dell’anima che ha toccato il sublime e non vorrebbe ricadere nel quotidiano.

L’amore porta la mente ad acquisire non solo razionalmente, ma anche analogicamente e fattivamente – attraverso l’esperienza – il senso dell’esistenza.

Nell’amore lo spirito compie il suo volo più alto.

È il pieno coinvolgimento dell’essere, corpo, anima, spirito che trova il suo senso.

Pochi, pochissimi hanno avuto il privilegio dell’esperienza dell’amore mistico in cui, attraverso l’amore per la persona amata sono stati rapiti dall’Amore avvertito come persona al di fuori di noi e che ci contiene, vivo ed eterno: Dio.

Il dialogo La Luce dell’Anima compie questo percorso privilegiato attraverso liriche metafisiche e fisiche e lo presentiamo con la consapevolezza e trepidazione di fronte alla visitazione del divino.     

Il dialogo fa spesso riferimento ai miti greci o alla Bibbia. Questo non è voluto, fa parte del  mondo interiore di Vivetta Valacca e Dieter Schlesak e, di conseguenza, del loro naturale codice espressivo.

La Bibbia insegna che noi siamo stati fatti a immagine e somiglianza di Dio. Nella Bibbia Dio è una persona, non un sé indistinto e ci ha creato come singole persone, individui. Ma Dio è Amore e siamo a sua immagine e somiglianza solo quando amiamo. Lui è eterno e quello che di noi durerà eternamente è l’amore. Amando troviamo la nostra eternità e la nostra identità. L’essere amato diventa la nostra identità.

Inoltre l’amore è anche la connessione con l’Uno che si realizza non in modo diretto (amore per Dio), ma attraverso l’essere amato.

L’identità del sentire porta all’identità espressiva e uomo e donna insieme sono immagine di Dio, come è scritto: … li creò a Sua immagine e somiglianza, li creò maschio e femmina.

Il mito platonico dell’uomo-palla rimanda allo stesso concetto di base e alla ricerca di completezza che contraddistingue il percorso umano nel bisogno di un partner.

Lo stesso pensiero è stato così formulato da Dieter Schlesak:

Dio, l’ UNO (J) è stato frammentato dall’ Uomo: donna e uomo, che in verità non sono divisi , solo con quell’ atto di peccato - mangiando la RATIO, la falsa conoscenza visibile - si vedono ingannevolmente solo come corpi, si CREDONO divisi. Ma tendono sempre insieme all’ UNO per arrivare all’ unificazione magica e nell’ estasi TRANS: il Re e La regina in ebraico!

Il femminile e maschile come simbolo del mondo visibile e della sua divisione.

le liriche da La luce dell'anima