Postfazione dell’autrice

 

Con “La danza delle onde” si chiude la trilogia omerica iniziata con “Il mare dai mille occhi” e proseguita con “Lo specchio del mondo”.

L’antico amore ha trovato compimento.

I personaggi omerici sono passati attraverso di me e li ho restituiti alla scrittura come io li vedo. Mi hanno parlato ed io ho parlato attraverso di loro. Ho fatto quel che sentivo di dover fare.

A questo punto occorre che dica che l’esatta sequenza in cui leggere i testi è la seguente: Lo specchio del mondo, La danza delle onde, Il mare dai mille occhi.

Ridotti a stati d’animo, la sequenza risulta: la perdita e il dolore; l’amore e il rimorso; l’amore e il senso della vita.

Si parte dalla ferita aperta, pulsante, lasciata dalla morte, si passa attraverso la sofferenza della passione e del rimorso e si approda alla consapevolezza di un’armonia che governa ogni cosa.

Lo specchio del mondo si conclude all’alba, con Achille ormai pronto a morire, La danza delle onde si conclude a mezzogiorno, con Elena che accetta se stessa e riprende il proprio ruolo, Il mare dai mille occhi si conclude nella dolcezza del tramonto, con Penelope e Ulisse che sanno che ogni cosa ha un senso e che sarà dolce morire.

La danza delle onde, come gli altri due poemetti, ha un ritmo che le è proprio e che asseconda il contenuto.

Fra tutti è il testo più ritmato, riflette il ritmo delle onde che io sento.

E queste sono le scelte stilistiche che hanno guidato il mio lavoro:

Nell’impaginazione ho allineato a destra il racconto di Priamo e a sinistra le riflessioni di Achille, a segnare la loro diversa posizione, l’uno a Troia, l’altro sulla spiaggia; in mezzo l’intercalare, cioè il mare;

L’andamento del bordo destro ha l’andamento delle onde di quel mare che è il personaggio che tutto osserva e conosce;

tratta di una scrittura di confine tra prosa e poesia;

Ad esempio <<Il volto da statua, polito, levigato, senza tempo>> di pag. 31 evidenzia un’immagine, mentre, sempre nella stessa pagina <<Non si ama una statua>> evidenzia un concetto.
Invece a pag. 46, tre versi finali di tre strofe risultano costituiti da una sola parola e la loro sequenza, se le si legge saltando i versi intermedi, risulta:
sapere
crudeli
morte,
cioè una sequenza che può essere letta da sola, prescindendo dai versi intermedi, e che ha un preciso significato concettuale;

Tutti i testi sono in corsivo in quanto si alternano nei tre testi pensieri o dialoghi, ma, come ha efficacemente evidenziato il dott. Massimo Stella nella sua accuratissima introduzione a Il mare dai mille occhi <<tutto è sempre voce che racconta>>.
Priamo e Penelope, raccontando, riflettono, hanno cioè il tempo di ordinare i pensieri, vogliono che Ecuba ed Omero non fraintendano. Così il ritmo dei ricordi, la visione turbata nel mattino che segue la notte insonne o quella  trasognata nel pomeriggio estivo sono anche ordine logico. E ordine logico vogliono portare alle loro anime travolte dal dolore anche le riflessioni di Achille e di Elena.

Mi ha guidato un ideale prettamente estetico che è per me un’esigenza: bisogna che la bellezza del gesto o del pensiero, infine, riscattino la sofferenza.

Questo è stato possibile attraverso la fede profonda in un Dio che è amore e che ci attende paziente oltre le nostre miserie umane.