La luce dell'anima - Zeit Los brennt dieses Licht hier

Dieter Schlesak, Vivetta Valacca 2011,

Edizioni ETS Pagine: 162 ISBN: 9788846731586

 

Dove finisce Io?

Dove incomincia Tu?

E’ Soltanto NOI dovunque

In copertina sfumature di rosa sono mare e cielo di una fotografia presa dal molo. Tre gabbiani e l’orizzonte. Parto attraverso questo dialogo di anime che si rispecchiano l’una nell’altra. E’ il concetto di “bashert” che respira tra queste amabili poesie. Il termine yddish significa destino, fato, predestinato. Nella cultura ebraica si crede che l’anima esista in cielo prima della nascita con la componente maschile e quella femminile. All’atto della nascita i due princìpi dell’anima si scindono: il principio maschile si incarna in un corpo maschile ed il principio femminile si incarna in un corpo femminile. Sarebbe questa separazione spirituale che spinge gli uomini a cercare la propria anima gemella sulla terra.

(Come nel la pubblicazione, in corsivo le liriche di Vivetta Valacca, voce femminile. In tondo liriche di Dieter Schlesak, voce maschile)

Il tuo cuore di uomo,

casa della mia passione,

casa della mia dolcezza,

abisso della mia emozione

PIU TARDI RITROVAVO

la tua bocca e la tua rosa

Qui sopra la mia riga

le toccavo realmente

il mio respiro va più veloce

apre il cielo sopra di me

apre me

con l’esile filo di un capello:

come se io camminassi

sul più stretto ponte del mondo

sopra l’abisso dimenticato.

Porto con me questa altalena di anime intrise di umana esistenza, intrise del rapporto maschio-femmina e insieme leggere di pensiero, illuminate dal sentimento comune e ristoratore dell’incontro. Proteggo il piccolo libro aprendolo solo nella calma, eppure le immagini candide fanno da sfondo alle mie giornate per le strade intossicate di smog e frastornate dal caos. Sbaglio, cerco di comprendere questa corrispondenza in versi attraverso definizioni, formule, cercando di capire di cosa si tratta e di cosa non si tratta, ma le interpretazioni qui sono superflue.

Queste liriche non decantano l’incontro di un uomo e di una donna; cantano l’intimo stupore di due anime che sono anche un uomo e una donna. La dimensione terrena non è però residuale bensì strumentale allo spirito. Il vero incontro infatti non è un’alleanza terrena ma una pura identificazione, un reciproco riconoscimento come due parti della stessa unità. L’autrice infatti

inaugura la poetica del mitoesistenzialismo ovvero una poetica che vede nel mito l’unico criterio di lettura dell’esistenza terrena.

La ricerca di un confine tra identità [Dove finisce Io? Dove inizia Tu?] sfuma in un’unione che colma e supera la somma dei princìpi maschile e femminile - superando anche la più auspicabile realizzazione dei due singoli – e disegnando una coincidenza tanto indistruttibile quanto inumana. Questa corrispondenza spirituale porta ad una nuova conoscenza di sé, il dono più fruttifero dell’incontro. I fatti terreni non sono lasciati indietro, com’è facile pensare trattando dei fatti dello spirito, ma anzi sono sviluppati e dorati dall’intima gioia portata dal sentimento. Oltre, anche il dolore incontrato lungo la via trova senso e riscatto.

Mi sono chiesta perché ho impiegato tanto a leggere circa centocinquanta pagine di poesia. Leggo sempre affidandomi alle sole immagini affrescate dai versi d’amore, via da ogni declinazione e definizione classificatoria. Poi finalmente capisco: ‘La luce dell’anima’ non è un prodotto commerciale, non è studiato per essere consumato. Non da la consolazione effimera del consumo, nemmeno la consolazione di una lettura melensa, non ha un’utilità numerabile. Non stimola insistentemente la mia curiosità imbeccando un suggerimento e portandoselo via per qualche pagina, così da indurmi a sfogliare i fogli stampati (perché spesso di questo si tratta!). ‘La luce dell’anima’ invita all’incontro aperto di un uomo e una donna che si lasciano leggere cantando in prima persona, rispondendosi equilibrate e andando alla scoperta di sé e dell’altro, del tutto in armonia con la dimensione fisica.

Lo stile. Scrittura pura, pulita, immagini non mediate da figure retoriche, nessun abbellimento, nessuna ridondanza, semplicità di concetti. E’ l’esistenza terrena la costante vittima della disperata ricerca dell’accettazione e dell’amore - come siamo abituati a pensare all’amore - ma non è questo l’argomento toccato dal dialogo di Vivetta Valacca e Dieter Schlesak. Il linguaggio vive della cautela e della fedeltà etimologica dei termini. Le rare metafore sono punti all’estremo bisogno di delicatezza, laddove altrimenti mancherebbe il tatto. L’andamento del dettato. Non si tratta del racconto di una vicenda precisa o della celebrazione di un incontro di per se. Si tratta piuttosto della descrizione di un tratto di vita emozionale a proposito di un’unione, una somiglianza, ed è in grado di conferire significato e armonia a quanto morirebbe privo di senso sulla crosta terrestre. Per lo stesso motivo non è possibile tracciare una curva del rapporto a due (due?).

Dieter Schlesak, membro del P.E.N. Zentrum Deutschland, vincitore del premio Nicolaus Lenau per la poesia, Hauptpreis des Ostdeutschen Kulturrates 1994 (Premio del Consiglio culturale tedesco-orientale) per la prosa, laurea honoris causa all’università di Bucarest. Schlesak è di origine rumena, scrive in lingua tedesca ed attualmente vive in Italia. Vivetta Valacca, Poeta del mito, è autrice della trilogia di soggetto omerico Il mare dai mille occhi, Lo specchio del mondo, La danza delle onde (Campanotto Editore) e ha inaugurato la poetica del Mitoesistenzialismo, presentata al World Poetry Festival di Heidelberg nel novembre 2006. Sintesi significative delle sue opere sono state pubblicate sulla rivista tedesca Matrix, Nr 2/2007 (8) e su Poeti e Poesia, aprile 2009. Recentemente insieme a Dieter Schlesak ha scritto e presentato i due dialoghi d’amore Tempo tempesta e le ferite dell’amore e La luce dell’anima.