La luce dell’anima

 

Possiamo noi conoscere il Cosmo senza fare uso di navette spaziali? Senz’altro no. Ma la poesia che è nobile gran cosa ci permette di proiettare il pensiero in mille modi in quello spazio buio e luminoso. Dieter e Vivetta lo fanno unendo le proprie vite sul filo del verso, e offrendo il loro amore poetico alle dimensioni ignote, tuttavia intuite,  della sfera celeste.  Perché è di un dono che qui si tratta, e donare è dare gratis non aspettandosi nulla. Qual’è il sentimento che vogliamo  propagare incondizionatamente se non quello dell’amore? Amore anche attraverso il verso, grazie a un senso di destino percorso dal gioco di due lingue che amplificano il vortice passionale di animus e anima. In tale contesto, il mare, la terra, il gabbiano, sono le immagini guida che svelano la radice delle cose. Soprattutto i sentimenti. Il plurimo attaccamento ai beni semplici ed elementali della Vita che non vogliamo lasciare, perché ci danno gioia, e ci fanno sentire vivi. L’amore quindi come stratagemma ultimo nel contrastare l’effimero, il caduco, il tempo che passa. Mentre la relazione, la sua complicità  servono ad allontanare quel senso di nulla che offende l’unicità della Vita. Ma nelle poesie c’è altro e di più. Un senso possibile delle cose che quasi raggiunge l’appena visibile sfera delle costellazioni, suggerendo una potenziale partecipazione a un tu/altro che ancora non ci appartiene. Se trovare una ragione per vivere guarisce, trovare “una porta alle stelle” risana con noi una piccola cellula di mondo.

 

Massimo Maggiari